Università
9 June 2010
La parte del post che precede la foto è una breve storia del mio “rapporto” con un paio dei dipartimenti dell’università di Catania. La storia della foto è invece scritta sotto.
Non sono impazzita, la prima parte del post può essere una maniera di imparare un po’ di più sulle “ragioni” che mi hanno spinto a scattare quella foto.
Non sono brava con le parole. Me ne scuso.
Studio all’università di Catania ma conosco alcuni dei suoi dipartimenti fin da quando ero una bimba. Questo perché mia mamma è un docente universitario.
Per i primi 19 anni della mia vita ho considerato questo posto più come un parcogiochi che un posto dove si lavora e studia
In questo luogo ho scattato alcune delle mie prime foto e filmato alcuni video.
Al momento il video è probabilmente uno solo, registrato nell’ottobre del 2003, durante uno dei primi di “quei” giorni in cui l’Etna divenne molto attivo.
Quei giorni la città era come bloccata dalla “sabbia” dell’Etna, perciò anche la scuola fu chiusa per alcuni giorni.
Già, aa altre parti le scuole chiudono per la neve, qui a Catania per la “sabbia vulcanica”.
Finché la scuola è stata chiusa non avevo da studiare molto, perciò non ho resistito ad andare con la mamma al “grande parcogiochi” per registrare quel grande evento con la mia macchina fotografica e la videocamera di papà.
(Prima o poi pubblicherò le foto).
Qui viene il punto di questo post.
Ci sono posti, in quel grande “campo di gioco” che possono diventare tenebrosi e apparire pericolosi dopo il tramonto.
Alcuni di questi posti sono i “corridoi” nella zona delle stanze dei professori, che è generalmente abbastanza deserto nel tardo pomeriggio (alle 19 più o meno).
Quel giorno di 8 anni fa, quando ho deciso di tornare nello studio di mamma perché il sole era quasi tramontato e non era sicuro stare fuori dal dipartimento, decisi di girare un video degli “interni”.
L’idea mi è venuta perché ogni cosa era prima illuminata da una strana luce al tramonto (effetto della sabbia dell’Etna sospesa nell’atmosfera) e dopo il tramonto ogni cosa era un po’ tenebrosa.
Il video dura solo pochi secondi, vorrebbe rappresentare i rapidi passi di una ragazza che sta correndo nell’oscurità per portarsi in salvo dentro uno di quegli studi. Ho anche sperimentato la visione notturna della videocamera per mostrare le mie mani in cerca (lo facevo veramente perché non vedevo bene) della giusta chiave per aprire lo studio.
Un video sciocco, qualcosa che non mostrerei mai a nessuno!
Nonostante questo, mi piace ricordarmi del video perché è una delle più vicine “rappresentazioni” del senso di desolazione e solitudine che questi corridoi suscitano in me.
Le stesse sensazioni che, adesso, sono sempre presenti nel mio cuore anche quando questi posti sono ben illuminati e pieni di studenti e insegnanti perché, qualche anno fa, in meno di 6 mesi, il “parcogiochi” si trasformò nel “posto che mi ricorda i miei peggiori errori”.
Quel post è diventato ill” luogo di cosa poteva essere ma non sarà mai”.
Già. L’università mi suscita pensieri veramente felici… non trovate?
Ma passerà. Il tempo lava via ogni cosa, eccetto l’Eternità.

La foto che vedete qui è stata scattata nel tardo pomeriggio dell’estate del 2005, ma il posto è lo stesso.
Senza volerlo mio papà mi ha aiutata a scattare una foto di quei corridoi.
Ho trovato il modo di editare la foto solo oggi. Questo editing, che è soltanto un giocare con le luci, fa apparire il corridoio più corto di come e meno “tetro” che nella realtà, ma io amo il modo in cui la silhouette di papà assomiglia a…
È qualcosa di indefinito, riflesso sul pavimento in modo ancora più indefinito…. Sembra qualcosa dello stesso tenore di come mi sento lì: un’ombra indefinita estranea a quel posto.









